Qualche tempo fa mi è capitato un cliente che, nello spiegarmi
le modifiche ad una grafica, mi ha chiesto se fosse possibile,
per una scritta, usare un font più gotico
Il mio primo pensiero non è stato positivo in quanto
i font gotici normalmente hanno scarsa leggibilità,
più che altro non siamo più abituati a leggere il gotico.
Lui però sosteneva che ne avrebbe migliorato la leggibilità.
Così per cercare di capirci il cliente ha cercato su Word il nome del font che realmente voleva ed è saltato fuori:
il Times New Roman.
Per la serie di articoli “IL FONT… QUESTO SCONOSCIUTO!”
è quindi nato lo spunto per questo approfondimento.

Da Wikipedia: «È definita gotica una particolare tipologia di grafie dell’alfabeto latino, sviluppatesi nell’Europa settentrionale a partire dall’XI secolo, e poi largamente diffuse in tutto il continente. (…) è una scrittura alta e spigolosa, molto elegante, ma scura e di più difficile lettura. Questo è il motivo per il quale nei paesi di lingua inglese questo tipo di lettere sono definite black letters (“lettere nere”). Nei paesi di lingua tedesca invece si usa definirle con il più tecnico Gebrochene Schriften (“grafie spezzate” o “interrotte”). Sotto questa categoria sono ricomprese una serie di caratteri di stampa».
Vi sono vari tipi di caratteri gotici, alcuni più spigolosi altri più arrotondati.

Il carattere gotico è stato usato durante tutto il Medioevo e il Rinascimento nel manoscritti ed è stato il primo carattere inciso da Gutemberg ed utilizzato nei suoi primi libri stampati (detti incunaboli) come nella famosa Bibbia a 42 righe.

Il “Times” o “Times New Roman” invece è un carattere di tutt’altro genere. È definito un carattere moderno, ed è relativamente giovane. È stato infatti commissionato dal quotidiano The Times alla fonderia Monotype nel 1931, per sostituire il font “Times Old Roman”, font utilizzato dal quotidiano fino a quel momento. Secondo la versione ufficiale fu Stanley Morison, gigante della tipografia, a progettarlo. Anzi, fu proprio lui a suggerire al quotidiano che il vecchio carattere fosse supertato. Vi è però una seconda versione che dice che Morison prese spunto da un progetto precedente. Alcune prove suggeriscono infatti che il vero padre del font sia stato un designer di barche di Boston di nome William Starling Burgess che inviò alcune bozze e disegni delle lettere e corrispondenti modelli in ottone alla Monotype.

A prescindere da chi veramente fu l’ideatore di questo font, il suo scopo era quello di essere utilizzato da un quotidiano (testi lunghi e caratteri piccoli), è stato quindi progettato per avere una leggibilità massima. È un font graziato che si sviluppa più in altezza che in larghezza e possiede una distribuzione dei bianchi e dei neri ottimale che lo rendono adatto appunto ai testi lunghi. Come scrisse Morison «Times New Roman non è “largo e aperto, generoso e ampio”, ma “bigotto e stretto, medio e puritano”; punta sulla praticità». Morison infatti ha progettato il carattere in modo che su ogni foglio stessero più parole possibile, risparmiando spazio e denaro. Allo stesso tempo, però, le parole non sembrano schiacciate nelle colonne, ma “stanno comode”. Bisogna ricordare che il quotidiano The Times era particolare perché la carta su cui veniva stampato non era sottile e grigiastra ma spessa e bianca, quindi più costosa.


Fin dagli albori dei computer e dei wordprocessor il Times New Roman è stato utilizzato come font di sistema, cosa che lo ha reso nel tempo uno dei font più utilizzati in assoluto. Per questo motivo i grafici professionisti tendono a snobbarlo un po’, proprio perché troppo inflazionato da chiunque abbia un computer a disposizione, per cercare di distinguere il prodotto professionale dalla massa di self made.
Ciò nonostante resta un font elengante, leggibile, e con una certa personalità.

Il “Times”